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Scritture di Lago 2026
8 ottobre 2026

Articoli 2011-2015

25,00€

Giuliano Collina nasce a Intra nel 1938 e dal 1944 risiede a Como. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera a Milano, ha esposto per la prima volta le sue opere a Milano nel 1952 alla Galleria delle Ore; da allora ha partecipato a premi e rassegne presso musei, gallerie pubbliche e private e ha tenuto un centinaio di mostre personali in Italia e all’estero. Parallelamente alle opere pittoriche, si è dedicato anche alla scultura realizzando monumenti in acciaio e in bronzo per spazi pubblici e privati. Per alcuni anni ha collaborato con il quotidiano “La Provincia” di Como pubblicando articoli con frequenza quindicinale e con diverse istituzioni accademiche come docente. Muore nel novembre 2025, dopo aver realizzato le sue due ultime sculture per committenze private.

COD: 979-12-80862-29-7 Categoria:

Anno di pubblicazione: 2026
Formato: 162×228
Numero di Pagine: 352
Codice ISBN: 979-12-80862-29-7

“Apollo non meno che Apelle”, si potrebbe dire di Giuliano Collina, adottando e adattando una formula che nel Cinquecento designava il talento letterario di artisti, soprattutto toscani, tra i quali spiccano Michelangelo, Cellini e Bronzino. Penna e pennello costituivano anche per Collina un binomio felicissimo e la sua prolificità letteraria accanto a quella pittorica ben lo dimostra: 326 articoli scritti tra il 2011 e il 2024 per “La Provincia” di Como, tutti dedicati all’arte, come se lo scrivere di arte costituisse per Collina un divertissement rispetto alla maggiore attività pittorica, ma svolto con il medesimo entusiasmo e il medesimo impegno. Conoscevo e frequentavo assiduamente Collina, da sempre affascinato dalla sua pittura e dal modo in cui egli ne parlava o scriveva e penso, al riguardo, a varie riflessioni da lui sparse qua e là in cataloghi di mostre personali: vere e proprie perle letterarie in nulla inferiori, quanto a icasticità semantica, ai dipinti. L’espressione è una sola, ciò che cambia è il mezzo. Pittura e scrittura sono infatti forme diverse di un identico mostrare, e non è per caso se già Platone, sia pur con intenti polemici, accomunava senz’altro parole e immagini, perché come si vede con e attraverso il dipinto, così si vede con e attraverso le parole: non come se l’uno e le altre fossero mezzi, ma in quanto l’uno e le altre sono le cose stesse in altra forma, quella forma che delle cose mostra l’essenza. Il Bue squartato di Rembrandt, per citare un’opera amata da Collina e da chi scrive, fa sentire la sua carne sulla tela come nelle parole che lo descrivono in queste pagine mettendolo sotto gli occhi del lettore. Leggere o ascoltare un pittore che scrive o parla di pittura apre un orizzonte affatto particolare, non solo e non tanto perché le parole provengono da un addetto ai lavori, ma perché nella riflessione dell’artista sull’arte se ne coglie il dialogo con la tradizione, specie se si tratta di un artista veramente colto come Giuliano Collina: uno dei pochissimi, tra i contemporanei, a ritenere ancora il sapere fondamentale per l’arte come lo è il disegno, pratica, quest’ultima, del pari trascurata, se non proprio abbandonata, dai giovani artisti. In questo senso ben si comprende come lo scrivere non fosse per Collina una semplice attività a latere della pittura ma, allo stesso modo della lettura, momento decisivo di riflessione e di messa a punto di idee.